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  • Natascia

Cronache dall'Orto: colture selvagge

Credi che alla Natura manchiamo?


Per qualche ragione abbiamo perso il diritto di credere alle presenze invisibili che abitano campi e giardini, che si tratti del Piccolo Popolo, delle fate nascoste tra le corolle dei fiori o allo spirito delle piante e della Terra.


Stupida civilizzazione.



Eppure sono certa che anche il coltivatore più improvvisato, quando si dedica alle sue piante, si rende conto di trovarsi tra creature viventi, che hanno fame, sete, caldo, freddo.. alle quali parla, canta, racconta.


Ed è così che si forma (anche inconsciamente) una sorta di credenza animista, e alcune piante e alberi assumono una loro peculiare personalità.


Ti è mai capitato di percepire un albero simpatico o gentile?


Tra le fronte, nelle foglie, nelle radici, si svolgono incredibili processi biologici, per i quali le foglie cadono in autunno per proteggere la pianta dal freddo, grazie alla CO2 le foglie producono glucosio in presenza di luce solare, gli alberi si scambiano nutrienti tramite il micelio attraverso le radici, e parlano, tra di loro e con noi.


Che organismi compressi e meravigliosi le piante.


Non è sufficiente però conoscere i meccanismi organici nella natura per comprendere i suoi prodigi. Studio e tecnica sono solo una parte del processo di coltivazione. L'osservazione e la comprensione, risvegliano l'intuito dell'agricoltore capace di cogliere sfumature di situazioni sempre nuove. Diventando creativo, percettivo e reattivo.


Col tempo, si sviluppa un legame di rispettoso scambio con la terra dove si dà e si riceve tanto di più. È qualcosa che nutre entrambi.


La Terra non ci appartiene nel senso letterale del termine. E' tanto nostra quanto siamo suoi.


Lasciando spazio alla riconciliazione con la Natura e la nostra anima, nell'incessante fluire dei mutamenti delle stagioni e delle lune, si risvegliano sussurri tra le fronde, che superano di intensità la voce dell'io.


Scoprendo così un luogo invisibile e tangibile, radicato da sempre dentro di noi, che possiamo coltivare e veder fiorire come i Mandorli a primavera.



Penso che la Natura ci chiami ma non siamo più in capaci di udirla. I rumori della tecnologia, della civilizzazione, l'hanno sovrastata.


Quando l'io non è al esercizio del Sè, quando il fare prevarica l'essere, quando ci dimentichiamo che è dalla Terra che veniamo, dimentichiamo anche una parte importante che ci rende umani. Dimentichiamo il nostro ruolo nel Tutto e quando succede la Natura ci cerca, sta a noi decidere se tendere l'orecchio e il cuore verso di lei e tornare a casa.


Così ho deciso di reinventare l'Orto delle Erbe e tentare una via più in linea con la mia attuale visione: le colture selvagge. Lo so è più facile a dirsi che a farsi, soprattutto cercare di rendere gli spazi fruibili e accessibili quando le piante sono al massimo della loro crescita rigogliosa. Per questo, proprio in questi giorni sto modificando la configurazione delle colture ma non solo. Vorrei tentare un primo approccio sinergico continuando a sostenere il concetto di agricoltura naturale di Masanobu Fukuoka alla quale sono molto legata, infatti ho in previsione di seminare a spaglio altri 2 kg di semi di trifoglio per mantenere il terreno nutrito e umido attorno alle piante, nonché una gestione "autonoma" delle infestanti.


Autonomia è la parola chiave di questo nuovo progetto. Un modello costruito che possa però essere una base di sviluppo libero delle erbe, che possano muoversi e crescere sovrane, come è giusto che sia.


Abbiamo bisogno della Natura più di quanto lei abbia bisogno di noi, ed i tentativi di addomesticarla, di sfruttarla, di usarla a nostro piacimento si sono rivelati fallimentari. Perciò mi auguro in un ritorno alla Terra da parte delle masse, delle comunità, non solo di pochi singoli con orti e giardini che hanno udito il richiamo della Natura e hanno volto le loro azioni in direzioni consapevoli, onorevoli e sostenibili.


E' ora di cambiare il senso della nostra presenza qui.


Questa non è un favola o uno strambo atteggiamento hippie. Si tratta delle nostre radici, da dove veniamo. Parte del nostro passato che custodiamo dentro di noi e può indicarci la strada del presente da perseguire per un futuro, sostenibile per tutti, da realizzare.



#agricolturanaturale #madreterra

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