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  • Natascia

No-Till Farming

Sostenibile. Questa parola è talmente usata che sento abbia perso di valore e veridicità. Quanto può essere sostenibile un ciclo produttivo che prevede una ciclica lavorazione del terreno? Ti sei mai posto questo pensiero?


Siamo così abituati alle pratiche agricole tradizionali che ciò che si distanzia dai soliti metodi produttivi sembra una barzelletta, soprattutto per chi fa agricoltura tradizionale, figuriamoci per i consumatori.


Risalendo fino al neolitico, le origini dei metodi di coltivazione non prevedevano deforestazione, combustione del suolo, diserbanti, fertilizzanti e nemmeno l'aratura del terreno. Non avevano queste tecnologie e nemmeno gli servivano! Coltivavano in simbiosi con la Madre Terra, con rispetto, consapevoli di cosa significa avere una terra sana. La lavorazione del terreno è diventata popolare perché significava poter piantare più semi, più velocemente.


Eppure sempre più agricoltori si stanno muovendo nella direzione del biologico, del sinergico, sintropico (come desideriamo procedere qui alla Casa nelle Terre d'Acqua) e della permacultura, poiché una gestione etica del terra è la prima cosa da ristabilire; l'ordine naturale delle cose.



La Casetta è in Emilia Romagna, in provincia di Bologna, e siamo circondati da monocolture! Le differenze tra le nostre colture, i metodi selvaggi e disordinati che abbiamo abbracciato, e chi abbiamo per vicini di casa, sono estreme. Guardo i campi nella stagione autunnale completamente spogli, non cresce neppure un filo d'erba. Sono lavorati, secchi, degradati. Biodiversità non pervenuta. Non che nel pieno della crescita delle colture vada meglio. E' necessaria una continua irrigazione e fertilizzazione altrimenti si seccherebbe tutto.


Il settore agricolo è complicato, antiquato, fin troppo legato a delle tradizioni tipiche di chi preferisce prevaricare che cooperare. Questo affonda in un problema etico sociale più ampio.


Il cambiamento climatico impone di osservare con più attenzione le scelte produttive che si ha deciso di attuare, perché se continuassimo col paraocchi ci attenderebbe un futuro magro.



Il sod seeding o no tillage è una tecnica agronomica conservativa di gestione del suolo che prevede la non lavorazione del terreno allo scopo di mantenere una fertilità paragonabile a quella dei terreni selvaggi, lasciando libere di crescere le erbe spontanee e migliorando notevolmente la biodiversità, ma non solo. La lavorazione del terreno ne incrementa la porosità e, di conseguenza, il potenziale di ossidoriduzione, indirizzando le trasformazioni specifiche del ciclo del carbonio verso la mineralizzazione a scapito dell'umificazione.


Le pratiche di non-lavorazione, invece, consentono alla struttura del suolo di rimanere intatta e lo proteggono e nutrono, lasciando residui di colture sulla superficie del suolo. Una migliore struttura del terreno e la sua copertura ne aumentano la capacità di assorbire e infiltrarsi nell'acqua, che a sua volta ne riduce l'erosione e il deflusso, impedisce all'inquinamento di entrare nelle fonti d'acqua vicine, e ne aumenta anche l'efficienza dell'irrigazione.


Anche i microrganismi del suolo, i funghi e i batteri, fondamentali per la salute del suolo, beneficiano delle pratiche di non-lavorazione. Quando il suolo viene lasciato indisturbato, gli organismi benefici del suolo possono stabilire le loro comunità e nutrirsi della materia organica del suolo. Un bioma del suolo sano è importante per il ciclo dei nutrienti e la soppressione delle malattie delle piante. Man mano che la materia organica del suolo migliora, migliora anche la struttura interna del suolo, aumentando la capacità del suolo di coltivare colture più dense di nutrienti.


L'agricoltura biologica no-till da sola non è una soluzione completa alla crisi mondiale del suolo. Ma è una delle tante pratiche importanti che ci spingono verso un modello di agricoltura rigenerativa che è migliore per la salute umana e l'ambiente.


Eppure anche nell'agricoltura no-till c'è una tendenza ad uniformarsi all'agricoltura convenzionale, usando erbicidi per gestire le erbacce prima e dopo la semina. La quantità di erbicidi utilizzati in questo approccio è persino superiore alla quantità utilizzata nell'agricoltura basata sulla lavorazione del terreno, il che causa una minaccia per l'ambiente e la salute umana. Quindi non è tutto oro quello che luccica.


Non è solo la riduzione del carbonio o il consumo di acqua che dobbiamo migliorare, ma sono le nostre scelte, come produttori e consumatori. Lo dico sempre e lo ribadisco: è ora di cambiare il senso della nostra presenza qui.



fonte: regenerationinternational.org #agricolturanaturale #madreterra #notillfarming

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